La Sila e le sue foreste


Bosco di pino e faggio a Cozzo del Principe

Sino alla prima meta del ‘900, la Sila manteneva quella corona luminosa arcana che la maggior parte dei territori per così dire alti avevano. I luoghi erano difficili da raggiungere, per scarsità di strade, per la pericolosità dei percorsi e via dicendo.
Ma la viabilità via via migliorò, attrezzature sportive, ecc., hanno prodotto un imponente cambiamento. L’altopiano oggi è abitato, forse anche troppo, e quel senso di mistero di immergersi in luoghi mai sfiorati da mano umana oggi non è più presente, non c’è da temere l’incognito, l’imprevisto.
Ma nonostante tutto, la Sila conserva ancora angoli di grande pregio naturalistico. C’è chi la definisce come una creazione composita, un mosaico di grandi e piccole cose.


Lago Cecita

Quando si parla della Sila si parla senza dubbio di grandi foreste. Immense selve di conifere e di latifoglie che ci ricordano quale sia la radice del nome Sila: deriva dal greco hyle e dal latino silva, che significa appunto foresta.
La vegetazione della Sila rientra nella zona fitoclimatica del fagetum. Può essere divisa in due fasce altimetriche: quella del pino laricio e del faggio.
Il pino laricio trova il suo habitat ideale e vi domina incontrastato fra i 1000 e i 1400 metri, nelle zone interne della Sila, e non in quelle situate lungo la scarpata esterna, dove il castagno cede il passo direttamente alla faggeta, "naturalmente parlando". Molto spesso si legge che il pino laricio è una specie più termofila rispetto al Fagus sylvatica. Niente di più erroneo, secondo il sottoscritto. La pineta tipica della Sila, ripeto, naturalisticamente parlando, cresce nelle dette quote, ma in quelle aree dove si concentra una rilevante continentalità climatica alquanto rigida: più al centro della Sila siamo, maggiore è la sua presenza naturale. Altrove, ad esempio tipo a 900 m nelle aree a est di San Giovanni in Fiore, si tratta di rimboschimenti. Non parliamo, dunque, di una pianta arborea di transizione tra faggio e castagno. Infatti, per esempio, nella fascia occidentale, a ovest di M.Scuro o Serra Stella, il castagno cede il passo alla faggeta, come dovrebbe essere in quelle aree montane appenniniche dove gli sbalzi termici si fanno meno rilevanti. Nel cuore continentale della Sila il pino tende a salire anche di quota, come succede nella zona della Fossiata e Serra Ripollata. Secondo me, quindi, è il clima continentale freddo a favorire la conifera silana per eccellenza: una sorta di peccio della Sila.  
Le faggete sono situate a quote sempre superiori i 1200 metri, fino a 1900 metri, nelle zone con pochi sbalzi termici. Molto spesso si unisce anche l'abete bianco, soprattutto nella Sila Piccola, dove son presenti bei boschi misti abete faggio, tipo la zona del Gariglione e di Monte Femminamorta.
Le foreste di pino laricio (pinus nigra calabrica) formano superfici forestali molto estese, le quali conferiscono alla Sila una fisionomia decisamente nordica. In due luoghi in particolare, a Fallistro ed a Gallopane, si conservano esemplari di proporzioni immense che raggiungono i due metri di diametro ed i quaranta di altezza.



Nell’altopiano calabrese il pino laricio è una specie dominante e molto concorrenziale con altre specie forestali, quali il faggio (fagus sylvatica), considerato specie senza rivali sulle altre montagne appenniniche. Sui suoli abbondanti di humus entra in concorrenza con il faggio, latifoglia che necessita di un suolo più profondo ed umido.
Molte volte quelle che sembrano pinete pure, risultano delle formazioni miste in cui si distingue uno strato arboreo superiore che è formato principalmente da pini imponenti, e da uno strato inferiore, che è formato principalmente da faggio. Si deduce che il pino, già maturo, è destinato al declino e, in assenza di interventi umani, il faggio si sostituirebbe integralmente ad esso.
Esce allo scoperto così una domanda spontanea: ma se il futuro è la faggeta pura, come mai attualmente è presente tanto pino? Ciò è dovuto agli interventi di forestazione che prediligono le conifere. Esempio di zone dove è presente questo tipo di evoluzione forestale è la fascia fra Arnocampo-Macchia di Pietro.